Pesticidi: siamo tutti tossicodipendenti

PESTICIDIL’ultimo rapporto di Greenpeace getta un grido di allarme sull’abuso di pesticidi in agricoltura. Un quarto dei pesticidi approvati in Europa supera le soglie critiche per la persistenza nelle acque

Pesticidi: siamo tutti tossicodipendenti

“Tossicodipendenza da pesticidi. Come l’agricoltura industriale danneggia il nostro ambiente” si chiama così il nuovo rapporto di Greenpeace, che ha preso in rassegna tutta la letteratura scientifica disponibile sull’uso dei pesticidi chimici di sintesi in agricoltura.
Secondo l’associazione ambientalista “la dipendenza dell’Europa dai pesticidi chimici è ormai più che altro una tossicodipendenza. Le colture sono infatti regolarmente irrorate con diverse sostanze chimiche, di solito applicate più volte su ogni coltura durante l’intera stagione di crescita, nonostante gli agricoltori dispongano già di alternative non chimiche per contrastare le specie nocive. E’ necessario un sostegno politico e finanziario agli agricoltori per passare da un’agricoltura intensiva dipendente da sostanze chimiche dannose, a pratiche agricole ecologiche”.

Secondo la stessa Unione europea, scrive Greenpeace, “un quarto dei 471 principi attivi approvati in Europa supera le soglie critiche per la persistenza nel suolo o nelle acque, e 79 di questi oltrepassano i valori critici di tossicità per gli organismi acquatici”.

Anche se spesso sono i “cocktail” di pesticidi a contaminare l’ambiente, di norma gli effetti di questi mix chimici non sono valutati nei processi di autorizzazione effettuati dall’Ue, che, peraltro, non riescono a valutare correttamente gli effetti a lungo termine dell’esposizione a basse dosi dei pesticidi, perché si concentrano principalmente sulla loro tossicità acuta. Pochi giorni fa anche Legambiente aveva presentato il rapporto Stop ai Pesticidi, con i dati provenienti dai test realizzati dalle Asl in tutte le regioni italiane. Su 7 mila prodotti analizzati, sono state rinvenute tracce di pesticidi nel 42% dei casi. Anche stavolta la maggior parte dei prodotti rientra nei parametri di legge, ma il multiresiduo, ovvero la presenza concomitante di più sostanze chimiche di sintesi in uno stesso campione alimentare, in soli due anni è passato dal 17,1% al 22,4%.

di Dario Scacciavento
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